IL CASO BABELE, un frutto del quotidiano, una parabola per l’oggi

Costatata l’impossibilità di programmare il tempo libero per scrivere (anche questo è il rosso), condivido un frutto del lavoro quotidiano.
La predicazione della Parola di Dio (questa rimane sempre il blu) scelta per una delle mattine in cui alle 6.00 per quattro giorni ci siamo trovati a pregare insieme, per iniziare questo tempo forte alla scuola

Gen 11,1-9
1Tutta la terra aveva un’unica lingua e uniche parole. 2Emigrando dall’oriente, gli uomini capitarono in una pianura nella regione di Sinar e vi si stabilirono. 3Si dissero l’un l’altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da malta. 4Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». 5Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo. 6Il Signore disse: «Ecco, essi sono un unico popolo e hanno tutti un’unica lingua; questo è l’inizio della loro opera, e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. 7Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro». 8Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. 9Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

Mt 13,24-30
24Un’altra parabola espose loro così: «Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. 25Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. 26Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. 27Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? 28Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? 29No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. 30Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio».

Suona stano ai nostri orecchi quello che avviene a Babele. Dove sta il delitto che conduce al castigo della confusione delle lingue e della dispersione sulla terra?
Il brano di Genesi 11,1-9 è un sottile gioco nel quale l’autore del testo sacro vuole coinvolgerci e persino trascinarci. Dinamica peraltro non estranea alla letteratura biblica. Anche il Vangelo che abbiamo ascoltato obbedisce più alle dinamiche psicologiche che non a quelle logiche.
Per aiutarci a comprendere meglio il messaggio di questo testo della Genesi dobbiamo farci aiutare anzitutto da una analisi della struttura del testo.
I versetti
1-2: descrivono una situazione molto generica e senza riferimenti né storici né geografici. Sono le condizioni dell’uomo di sempre
3-4: descrivono la decisione cui segue un’azione degli uomini
5-8: descrivono la decisione e l’intervento del Signore Dio (il soggetto dell’azione è chiaro ed emerge da una dinamica di collettività apersonale: egli è davvero soggetto chiaramente responsabile)
9: spiegazione della termine babele, confusione della lingua e dispersione abitativa sulla terra

Il dato che emerge e che ci spinge ad una prima considerazione è che il tema della confusione e dispersione non riguarda solo alcuni aspetti della vita dell’uomo, ma l’intero soggetto, che infatti viene in qualche modo intaccato e svilito, quasi decostruito. Da questa situazione di oscurità solo il Signore Dio si distingue.
L’uomo appare non come soggetto ma come umanità. Ma forse è una astrazione parlare di umanità. L’uomo è “massa indistinta”, è lo è volutamente. È l’uomo nella sua condizione storica, che si trova ad essere in una situazione che non comprende, lo spaventa e gli fa perdere la fiducia in Dio. Questa mancanza di fede nasce dalla paura che Dio ci abbia abbandonato. L’uomo-massa così smarrisce l’orizzonte di una responsabilità, nel senso alto di una risposta ad una chiamata. È l’uomo che si trova ad essere senza comprendere da dove arriva e dove va e non ha nessuno a cui appellarsi, nessuno a cui rendere conto. Si sposta un po’ senza meta, emigrando dall’oriente e capitando in un luogo dove si stabilisce. Un uomo errante senza stimoli.
Possiamo domandarci dove sta la volontà nell’uomo che vive in questo stato di abbandono e di rinuncia ad essere sé? E la risposta sta nella continuazione di quel movimento di peccato che si genera dalla colpa di Adamo ed Eva in poi. Essi avevano voluto essere irresponsabili, cioè autoreferenziali, volendo togliere l’unico limite che ricordava loro di essere non soli al mondo, no il tutto, ma in relazione a Dio, loro alleato. Vedono invece Dio come loro competitore e per questo vogliono annullare la differenza e letteralmente mangiarsi, incamerarsi il limite per essere come Dio e anzi solo loro Dio (anche qui siamo nell’ambito della fascinazione psicologica che impedisce di vedere oltre:). Risultato disastroso: non solo lo smarrimento e l’uscita dal paradiso, ma anche la competitività e l’inimicizia tra l’uomo e la donna. Non voler rispondere a nessuno se non a sé è scelta irresponsabile! Autoreferenzialità distruttiva! Pensiamo a come noi interpretiamo il significato dell’espressione “scelta irresponsabile”: qualcosa che va contro noi stessi. Questo il significato principale e tendenzialmente esclusivo. Dimentichiamo completamente che le nostre scelte riguardano anche altri: gli altri e Dio.
Il caso Babele è però particolarmente intrigante. L’indizio che rende tutta questa situazione lo possiamo rinvenire nel versetto 3, nell’espressione “si dissero l’un l’altro”: siamo alla autoreferenzialità nella forma della collettività. L’uomo si sostituisce a Dio attraverso la strada dell’elaborazione di un sistema totalitario. Sperimentata l’inimicizia uomo-donna (Adamo ed Eva), fratello-fratello (Caino ed Abele), si sceglie la via per arrivare ad essere Dio del popolo totalizzante. I regimi autoritari del ‘900 sono l’esempio storico a noi più vicino: il nazifascismo prima e l’imperialismo comunista poi (ma anche gli orrori della guerra nella Ex Jugoslavia troppo spesso dimenticata eppure a noi così vicina anche geograficamente parlando…) sono stati esattamente il tentativo di essere “popolo Dio”. Il concetto di pulizia etnica è quello che obbedisce precisamente al delitto così occulto eppure così reale denunciato dal “caso Babele”. E non a caso le nefandezze di cui si sono resi responsabili sono difficilmente riconducibili ad un perché: sono, appunto, l’esito di un popolo confuso e disperso. Lo smarrimento e la incomunicabilità fanno invocare l’autoritarismo e la sommarietà. Nei VV 3-4, troviamo espressioni altamente simboliche di questa tendenza dell’animo dell’uomo: “Venite, facciamoci mattoni”; “Venite, costruiamoci una città”; “Una torre la cui cima tocchi il cielo”; “facciamoci un nome”.
La decisione di Dio ci riconduce ancora una volta alla comprensione del male non quale condanna divina, ma come autopunizione di una umanità che vuole annullare la sua relazionalità con Dio e con i fratelli. Non impedisce loro di compiere la loro opera: “quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile”. Ma l’esito è la confusione del labbro (non più possibile la comunanza di vedute sul segno prodotto dalle labbra: la parola da strumento di comunione a strumento di conflitto)
Il Vangelo sembra dirci: di fronte a questa zizzania non impegnarti. Possibile uno stimolo alla deresponsabilizzazione?
Certamente no: l’invito è a prendersi cura del bene senza essere sfiancato da nessun ostacolo e senza mai sostituirti a Dio. Lui giudica e salva. Ogni tentativo di sostituirlo si rivela assolutamente disastroso!

Annunci

2 pensieri su “IL CASO BABELE, un frutto del quotidiano, una parabola per l’oggi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...