Sono un vigliacco, amami!

Venerdì santo 2016

In molti siamo accorsi oggi in chiesa in questo giorno nel quale siamo condotti quasi spontaneamente a sostare davanti al crocifisso.
Questi giorni sono una porzione singolarissima del tempo della nostra vita e conservano il cuore del mistero di Cristo e quindi di Dio e di noi uomini.
Ciascuno di noi qui presenti si sente in qualche modo coinvolto, raggiunto, considerato e forse anche un po’ meno solo nell’affrontare il proprio cammino.
Dante Alighieri colloca proprio nei giorni della settimana santa del 1300, il mirabile viaggio di scoperta narrato nella sua Divina commedia. La commedia è divina! Perché nessuna vicenda umana è estranea a Dio. In essa e non al di fuori di essa Dio narra l’uomo e sé stesso. La nostra vita è vicenda con la quale Dio si è mischiato. E così l’ha resa questione divina. Di essa Dio si occupa, come nessun altro potrebbe. La vicenda umana di ciascuno di noi è oggetto del fattivo interesse ed intervento di Dio.
Oggi in Gesù crocifisso viene ospitata, meglio, viene abbracciata ogni possibile situazione umana.
Qualcuno ha detto che l’uomo è uno scolaro e il dolore il suo maestro
Mi sono lasciato provocare da questa frase e mi son detto guardando alla croce: che cosa può insegnare di buono il male di un omicidio? Nulla può insegnare l’efferatezza del male con cui sono colpiti tutti gli innocenti uccisi nel mondo dall’odio della guerra e del terrorismo. Nulla la follia della vendetta; nulla le vittime di tutto il male che non riusciamo onestamente a spiegare…
Nulla Signore, a maggior ragione nella tua morte, nella quale subisci l’assurdo gesto di uccisione del creatore. Tu datore della vita, della vita vieni privato, da noi uomini che a te tutto dobbiamo.
Però, guardando a te, ora riconosco che il dolore, provocato da tutto il male possibile nel mondo e del quale sono corresponsabile, così come vissuto da Gesù è il mio maestro.

Lo vedo nel tuo silenzio,
che consente un amore senza più accampare resistenze.
Lo vedo nel tuo affidamento al Padre,
che rivela la necessità di fidarsi veramente a qualcuno che non sia alla fine sempre il mio smisurato me.
Lo vedo in te che ti fai carico del male che non hai commesso,
ma ancora di più, in te che ti accetti in quella fragilità che noi rifiutiamo di riconoscere in noi stessi.
Così nella tua sofferenza vedo finalmente con chiarezza e comprendo l’unica via d’uscita per l’uomo: quella di chiedere aiuto, perchè non ce la può fare da solo.
E mi scopro, drammaticamente, neppure capace di fare questo.
Anche questo devi fare tu per me!

E allora Signore te lo dico, te lo devo dire:
“Sono un vigliacco,
un vigliacco Signore.
Incapace di riconoscere il mio male, incapace di chiedere aiuto,
chiuso in un orgoglio che conduce alla disperazione.
Sono un vigliacco, finalmente lo riconosco!
Sono un vigliacco ma ti supplico, amami così, non di meno!

Non permettere che diventi preda di me stesso,

non lasciarmi solo,

non abbandonarmi!

E allora
ti ripeto le prime parole della antica e bellissima preghiera
che ora, splendida, rivive
e quasi rende qui presente tra noi
l’anonimo ed eloquente suo compositore:

” Anima di Cristo, santificami
corpo di Cristo, salvami
sangue di Cristo, inebriami…”

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