COME UN FIUME…

Come un fiume in piena che la sabbia non può arrestare… ti preghiamo Padre che cosi si sciolga il nostro amore…

queste parole di un canto liturgico (di chiesa) degli anni ’80  mi parvero fin da allora, per i miei opinabilissimi gusti, un po’ melense.

A distanza di tempo queste parole sono diventate per me segno di un mutamento epocale.

Se quel fiume di cui parla il testo è riferibile al tema dell’amore che travolge e, come dice il testo, scioglie il dubbio e la paura ora per me l’immagine evocata è costante rimando al tema della vita contemporanea. Quel fiume è diventato non idealizzazione della esistenza, ma l’esistenza stessa, con tutto quello che essa comporta. Essa è un fiume in piena costante, è un fluire continuo di sensazioni, eventi, situazioni, incontri.

Il mutamento epocale lo avverto proprio nel vedere in quelle parole (non me ne voglia l’autore, non voglio minimamente criticarlo) ormai solamente l’immagine del fiume in piena. Esse, che allora mi sembravano evocare una serenità a “basso costo”, e che già allora poco mi persuadevano, ora sono diventate per me un segnale. Mi spingono a pensare alla vita percepita nel suo vorticoso incedere. Vita ben varia, miscuglio di ordinarietà e straordinarietà luce e tenebre, dramma e noia… la vita nella sua affascinante multiformità, ben poco schematizzabile, ma assolutamente reale e per questo assolutamente vera! Vita che mi chiede di occuparmi ogni giorno di essa, vita che mi trascina. Come un fiume in piena.

E così spesso mi sono ritrovato spontaneamente a pensare che le parole della famosa parabola delle due case narrata nei Vangeli di Matteo (che qui riporto) e anche di Luca ci dicano anzitutto una verità che rischiamo di trascurare. Riascoltiamone il testo:

Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». (Mt 7,24-27)

Al di là di successive considerazioni la casa che ciascuno di noi si costruisce deve affrontare il fiume in piena della vita. Anzi muovendoci all’interno della metafora, come ci invita a fare il genere parabolico, certe sono la pioggia e la consegurnte piena. Non la casa, sia quella ben fatta che quella non…

Fuor di dubbio che si debba costruire nella vita e che sia necessario farlo bene; ma questo non è coercibile. Qualsiasi strada intraprenda la libertà, però, col fiume deve far i conti. E pure in piena. E mi fermo qui perché la parabola parla pure di pioggia e vento, ma per ora mi eserciterò solo sul tema del fiume.

Come ebbe a scrivere Padre Christian De Chergé, priore dell’Abbazia di Tibihrine, ucciso con altri sei monaci trappisti in Algeria nel maggio 1996, probabilmente da fondamentalisti islamici (ma forse dall’esercito regolare che voleva far ricadere la responsabilità su questi ultimi) nel suo testamento: “Ho vissuto abbastanza per sapermi complice del male che sembra, ahimè, prevalere nel mondo…” più in generale direi per comprendere che la nostra vita è lotta per compiere il bene senza riuscire tuttavia a vincere tutte le battaglie. Anzitutto quelle contro noi stessi, così spesso non all’altezza del compito che ci spetta.

Immerso in questo bagno di umiltà, anzi in questo fiume, siamo chiamati a non smarrirci, ma ritrovare in quello che la nostra storia ci propone, motivi di grande gioia e speranza. Precisamente credo ci venga chiesto di alimentare la speranza, di non farci travolgere, appunto come casa ben costruita.

Mi ritrovo messo a pensare alla metafora del fiume ogniqualvolta il mio ministero mi chiede di predicare obbedendo al comando di essere  “pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1Pt 3,15).

Proprio questo fiume di vita, di parole e di Parola, di eventi e di liturgia, lungi per me dal diventare motivo di sconcerto, mi provoca e mi spinge misteriosamente ad essere migliore.

Con questo articolo inauguro la pubblicazione di qualche pensiero spesso frutto di omelie o di occasioni in cui sono provocato a scegliere, tra il fiume della vita, parole vere e costruttive, che sanno mettere in pratica il bene.

Le parole ci vengono consegnate perché ben praticandole, come suggerisce la parabola, possiamo costruire bene.

Buona lettura

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