Mc 1,1 AL MICROSCOPIO

Mc 1,1
Sarà sempre questo il titolo che darò ad ogni sezione del commento: la citazione del brano.

… sacro rispetto per il testo evangelico,
questa volta brevissimo:
Inizio del vangelo di Gesù Cristo, figlio di Dio
Talmente breve che il verbo è sottinteso: questo è l’Inizio…
Non certo elegante come esordio, ma suo modo efficace.

Mi ricorda l’inizio di un romanzo di JONATHAN TRIGGEL, Boy A:
“Ha visto nasi spaccati per molto meno, cicche di sigarette gettate per terra distrattamente, con ancora cinque tiri rimasti”
… un inizio che è come un pugno sul naso; non si sa ancora di chi si stia parlando, ma si capisce bene di che tipo si tratta. Egli entra di forza nella immaginazione del lettore…

Anche nel nostro brano non ci sono preamboli. C’è però il nome del personaggio di cui si parlerà, a differenza che nel romanzo: Gesù, Cristo, figlio di Dio.
D’un solo fiato, come lettori, inglutiamo “tanta roba”:
che avviene qualcosa di inaspettato
e di straordinario.

Marco ci racconta l’azione di Dio nella storia: qualcosa che anche lui sfugge, qualcosa di più grande di lui…
Come si fa a padroneggiare l’azione di Dio nel mondo attraverso la scrittura? Marco ci prova. E usa con particolare predilezione una parola: vangelo, cioè buona notizia. Con il “versetto 1” egli scrive la parola che fa da titolo alla sua opera, che è all’inizio: il Vangelo. Così nasce un nuovo genere di letteratura, quella evangelica. Lo seguiranno altri 3 Matteo, Luca e Giovanni.
Come tutte le parole, anche Vangelo ha una origine un po’ oscura. E l’uso che se ne fa ne determina il significato. Con esso si indica, fin dai primi tempi della Chiesa, l’attività svolta dai cristiani: testimoniare, annunciandolo, un bene, il bene più grande per l’uomo.
Questo vangelo è quindi azione che anche Marco svolge, scrivendolo. Ed è il primo a farlo.

Ma vangelo, lo comprendiamo, è anche attività di Gesù: solo lui può parlare con cognizione di causa di suo Padre. Non solo, solo lui sa come farsi ascoltare dagli uomini: è Dio che ci raggiunge; noi non riusciremmo  a raggiungerlo. Sa come siamo fatti meglio di noi: ci ha creati…

Infine vangelo è Gesù che parla di sé: è lui infatti “annuncio di Dio”, “Parola di Dio”. Gesù è la Parola di Dio. Il suo “Verbo”.

Gesù entra a sorpresa in scena e se la prende tutta.
Che inizio mozzafiato! Chi l’avrebbe detto?
Il “versetto uno” sembrava soltanto un titolo, neppure un granché azzeccato!!!

Che gran fascino ha l’inizio! Archè, si dice in greco, lingua in cui è scritto il Vangelo. Significa anche inizio del tempo, prima che il tempo esista, evento che fonda il tempo…

… per l’uomo inizio è sempre sinonimo di fascino, sorpresa, attesa di qualcosa che ci dice che non siamo soli e che in qualche modo ci rimanda a noi: chi ci ha “messi in moto”? Da dove proveniamo? Come è avvenuto che “siamo”? Chi sta dietro al mio essere me?

Per Dio, possiamo immaginarci, almeno come ipotesi, che l’inizio sia ciò di cui egli è assolutamente esperto… lui, il padre di ogni sorpresa, di ogni volere… che sia nostro Padre?
Per ora, ci viene solo detto che Gesù è suo figlio. Ci crederemo?

Non so a voi, ma a me vien voglia di leggerlo questo racconto…

ps sono graditissimi i commenti

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